Divulgativo, ma abbiamo bisogno di divulgazione così: enumera, spiega, descrive, con competenza e chiarezza, i problemi di una medicina che produce, e commercializza su larga scala, il miraggio dell'abolizione del "rischio", dell'incertezza, e della morte.
Sul significato e sulle conseguenze antropologiche, filosofiche e politiche di questo miraggio varrebbe la pena di riflettere.
Contro questo miraggio, Bobbio rivendica la medicina come arte, nel senso pregnante del termine: di attività che si basa sulla scienza, ma si muove nell'incertezza del caso individuale, e si confronta, o dovrebbe confrontarsi, con ciò che è bene per quel paziente lì, con i suoi desideri, le sue aspettative, le sue paure.
Indiscutibile, questa soluzione, eppure non convince: difficile che un medico possa ricordarsi di essere un artista e fidarsi della sua intuizione basata sulla scienza, mentre è stretto fra le evidenze dimostrate dalle case farmaceutiche o dalle industrie produttrici di apparecchiature mediche e le aspettative (e la minaccia di ritorsioni legali) dei pazienti ammaestrati a credere che la morte, ormai, possa essere soltanto il frutto di un errore.
Marco Bobbio, Il malato immaginato, i rischi di una medicina senza limiti, Einaudi, 2010